
Sui tetti piani dei capannoni moderni, soprattutto nella logistica e nella grande distribuzione, la membrana sintetica in PVC è diventata negli ultimi vent'anni uno standard molto diffuso. È leggera, si posa rapidamente e ha un buon rapporto qualità-prezzo. Chi deve rifare o progettare una copertura piana, però, si trova spesso a confrontarla con la poliurea a spruzzo, e la domanda più frequente è sempre la stessa: quale dura di più?
Per rispondere in modo onesto bisogna guardare tre aspetti: la durabilità dei materiali, la loro resistenza meccanica in esercizio e i costi di manutenzione lungo tutta la vita della copertura.
La membrana in PVC è un prodotto industriale: viene fabbricata in stabilimento in teli di spessore costante, generalmente tra 1,2 e 2 mm, armati con rete in poliestere o velo di vetro. In cantiere i teli vengono stesi, fissati meccanicamente al supporto (o zavorrati, o incollati) e saldati tra loro ad aria calda lungo i sormonti.
La poliurea, invece, nasce direttamente sul tetto: due componenti liquidi reagiscono all'uscita della pistola e formano in pochi secondi una membrana continua completamente aderente al supporto. Non ci sono teli, non ci sono saldature, non ci sono fissaggi meccanici che perforano il pacchetto.
Questa differenza di impostazione spiega gran parte dei pro e dei contro che vediamo di seguito.
Il PVC è per natura un materiale rigido: per renderlo flessibile vengono aggiunti plastificanti. Nel corso degli anni, per effetto del calore, dei raggi UV e del contatto con altri materiali, una parte di questi plastificanti migra fuori dalla membrana. Il risultato è un progressivo irrigidimento e, nei casi peggiori, l'infragilimento del manto, che può fessurarsi soprattutto in corrispondenza di pieghe e risvolti.
Le membrane di qualità, correttamente installate, raggiungono vite utili che si collocano indicativamente tra i 20 e i 25 anni, ma la variabilità tra prodotti è ampia. Il PVC è inoltre incompatibile con il bitume: posato sopra una vecchia guaina richiede uno strato di separazione, altrimenti il degrado accelera.
La poliurea pura non contiene plastificanti: la sua elasticità è una proprietà intrinseca della struttura chimica e non si perde nel tempo per migrazione. Il punto di attenzione è la stabilità ai raggi UV: le formulazioni aromatiche, le più usate per l'impermeabilizzazione, tendono a ingiallire e a sfarinare in superficie. Per questo il sistema si completa con una finitura alifatica protettiva. Con questa accortezza la durata attesa supera i 20–25 anni, e la finitura si può rinnovare senza toccare la membrana.
In termini di pura longevità, quindi, i due sistemi possono avere orizzonti simili sulla carta. La differenza vera emerge quando si considerano i fattori che, nella pratica, accorciano la vita di una copertura.
I tetti industriali non sono superfici intoccabili. Tecnici della manutenzione, installatori di impianti fotovoltaici e addetti agli impianti HVAC ci camminano sopra regolarmente, spostano attrezzature, a volte fanno cadere utensili.
Questo è forse l'aspetto più sottovalutato. Una membrana in PVC fissata meccanicamente è indipendente dal supporto: se viene forata, l'acqua entra e può scorrere sotto il manto, impregnando l'isolante per decine di metri prima di comparire all'interno del capannone. Trovare il punto di ingresso diventa complicato e l'isolante bagnato perde gran parte della sua efficacia termica, spesso richiedendo la sostituzione.
Con la poliurea, completamente aderente, un eventuale danno resta localizzato: l'acqua non ha spazio per migrare lateralmente, il punto di infiltrazione è facile da individuare e la riparazione è rapida.
Il PVC resta una buona soluzione per nuove coperture piane semplici, con isolamento termico da posare ex novo e poca frequentazione. Ha il vantaggio di uno spessore garantito in fabbrica e di una posa ormai standardizzata.
La poliurea diventa la scelta più solida quando la copertura è esistente e va recuperata senza demolizioni, quando è molto frequentata per manutenzioni o impianti, quando ha numerosi dettagli complessi, quando si trova in zone esposte a vento e grandine o quando si vuole ridurre al minimo il rischio di infiltrazioni diffuse. È anche possibile intervenire su un vecchio manto in PVC ammalorato, previa verifica dell'adesione e preparazione specifica.
In sintesi: a parità di qualità dei materiali e della posa, la poliurea tende a durare di più nella pratica, perché elimina i principali fattori che accorciano la vita di una copertura piana: saldature, fissaggi, migrazione dei plastificanti e acqua sotto il manto.
Contatta i professionisti della poliurea e del poliuretano
Proteggi le tue superfici dall’acqua e dall’umidità con l’impermeabilizzazione in poliurea a spruzzo di Da.Ma. Richiedi subito un preventivo o scopri il nostro servizio di noleggio attrezzature e vendita di materiali.
Da.Ma. Srl
Via Lavacchi, 1334
41038 – San Felice sul Panaro (MO)
Da.Ma. Srl - P.IVA: 03746390362 - CCIAA/REA: MO 414315 - Sitemap